Negli ultimi anni molti consumatori ci hanno scrito, raccontandoci la loro storia ed in molti casi le esperienze sono molto simili: una telefonata, un invito a ritirare un buono vacanza, oppure una presentazione in hotel o a domicilio.
Durante l’incontro vengono prospettate vacanze scontate, possibilità di viaggiare in resort di pregio o addirittura l’opportunità di rivendere o scambiare il proprio diritto di soggiorno, ed una promessa: "provala....se non ti piace te la vendiamo noi, oppure te la ricompriamo. Ti ridiamo i soldi".
In quel contesto, spesso informale e persuasivo, viene proposta la sottoscrizione di un contratto per acquistare un certificato vacanza o aderire a un club turistico internazionale.
Solo dopo qualche tempo, però, molti consumatori scoprono la realtà
Arriva infatti un certificato che attesta l’iscrizione a un club vacanze e, soprattutto, emerge un elemento che non era stato compreso fino in fondo:
⇒ l’obbligo di pagare spese di gestione annuali, anche per decenni
- Ma cosa sono i certificati vacanza (e perché nascono i problemi)
Questi prodotti si collocano nel mondo della multiproprietà e dei diritti di godimento turistico.
In teoria, acquistando il certificato si ottiene il diritto di utilizzare servizi turistici o soggiornare in strutture convenzionate per un certo periodo dell’anno.
Nella pratica, però, molti contratti si sono rivelati problematici perché:
- non indicano con precisione le strutture turistiche disponibili
- non spiegano come prenotare la settimana vacanza
- non chiariscono quali servizi sono inclusi e quali a pagamento
- indicano periodi di soggiorno variabili (“floating”) e non garantiti
- impongono spese annuali obbligatorie per mantenere l’iscrizione
In sostanza, il consumatore firma senza sapere con esattezza quale diritto stia acquistando, anche perché ripone fiducia in quanto riferito verbalmente dai promotori di queste società.
